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Differenze tra ara ararauna e ara chloroptera: dettagli distintivi utili nella scelta dell’animale

📅 18 Agosto 2026✍️ di Giorgio Arlotti⏱️ 6 min di lettura

Scegliere tra ara ararauna e ara chloroptera non è questione di estetica. Parliamo di animali longevi, potenti e intelligenti, che richiedono spazio, costanza e una routine ferrea. Da acquariofilo di lungo corso ho imparato che la differenza tra convivenza felice e caos la fa la preparazione: vale per i ciclidi tanto quanto per i grandi pappagalli.

Dimensioni, becco e struttura: chi è davvero più “massiccio”

L’ara ararauna è imponente, ma l’ara chloroptera lo è ancora di più. In media la prima resta leggermente più leggera e slanciata; la seconda mostra petto e testa più larghi, con un becco decisamente più robusto. Questo dettaglio conta: il morso della chloroptera è più forte e la scelta dei posatoi, dei giochi e persino dei moschettoni deve tenerne conto.

La pelle facciale nuda offre un indizio utile: nell’ararauna le sottili righe di piumette sulla faccia bianca appaiono scure; nella chloroptera quelle righe sono rosse, in armonia con il resto del piumaggio. Non è un vezzo cromatico, è un segnale rapido per evitare scambi di specie in allevamenti affollati.

Mi è capitato di recente di aiutare una famiglia convinta di avere una “ararauna grande”. In realtà era una giovane chloroptera: si è capito dal becco pieno e dalle linee rosse sulla faccia. Capire presto la specie ha cambiato l’allestimento: giochi di legno più duri e staffe metalliche di qualità, altrimenti nel giro di un mese avrebbero perso mezza voliera.

Piumaggio e colori: come non confondere le carte

L’ararauna è la classica “giallo e blu”: dorso e ali blu vivo, ventre giallo intenso, fronte con una pennellata verdastra. La chloroptera è prevalentemente rossa, con spalle verdi e remiganti blu. Attenzione a non confonderla con l’ara scarlatta: quest’ultima mostra una banda gialla evidente sulle ali, che nella chloroptera non c’è.

Nel dubbio, guardate il contrasto tra spalle e ali: nella chloroptera il passaggio rosso–verde–blu è netto e profondo; nell’ararauna domina il duetto giallo–blu. La luce artificiale inganna, quindi valutate sempre alla luce naturale prima di scegliere.

Indole, voce e interazione: cosa cambia nella vita di casa

Generalizzare è rischioso, ma qualche tendenza emerge. L’ararauna è spesso più “giocosa”, curiosa e incline a performance rumorose e teatrali. La chloroptera è granitica: affettuosa con i riferimenti stabili, meno tollerante agli approcci confusi o incoerenti. La voce? Entrambe sono molto rumorose; la chloroptera ha un richiamo più profondo, l’ararauna più metallico. Se avete pareti sottili, la differenza non salverà i rapporti coi vicini.

Un lettore mi ha chiesto: “Se voglio allenarmi sul rinforzo positivo, quale mi consigli?”. Ho risposto che non è la specie a fare il lavoro: è la costanza quotidiana. Detto questo, con l’ararauna molti proprietari riscontrano risposte rapide ai giochi di target e richiamo. Con la chloroptera serve una struttura più chiara degli esercizi, tempi brevi e pause generose per evitare frustrazioni.

Spazio, arricchimento e dieta: la logistica che decide la scelta

Con i grandi pappagalli il vero errore è “stringere”. Una voliera interna sotto i 2 metri di lunghezza è un compromesso al ribasso: puntate almeno a 3×2×2 m per un singolo soggetto, meglio se affiancata da un’area esterna più ampia per il volo quotidiano. Moschettoni a prova di becco e pannelli ben ancorati sono obbligatori con la chloroptera; con l’ararauna potete “osare” giochi più vari, ma la robustezza resta un requisito.

Per i posatoi alterno legno naturale di diametri diversi (ulivo, salice, nocciolo) e qualche ramo fresco per la masticazione. Non usate plastica liscia: scivola e non lima le unghie. I giochi devono lavorare la testa prima delle mani: foraging, puzzle semplici con premi nascosti, pezzi di cartone spesso o legno morbido da sbriciolare. L’ararauna tende a distruggere più in fretta per gioco; la chloroptera “analizza e spezza” con potenza: programmate rifornimenti regolari.

La dieta si gioca sul lungo periodo. Base di pellet di qualità (50–60%), verdure fresche quotidiane (25–30%: cicoria, bietola, carota, peperone, zucchina), frutta in misura minore (5–10%), frutta secca e semi solo come premio durante l’addestramento. Evitate avocado, cioccolato, caffeina, alcol, sale e zuccheri. L’acqua va cambiata ogni giorno, ciotole lavate spesso. Bagno in spruzzo tiepido due o tre volte a settimana aiuta piumaggio e pelle.

Normative, documenti e responsabilità

Entrambe le specie sono tutelate da CITES. Questo significa documenti in regola, tracciabilità dell’allevamento e marcatura con anello inamovibile o microchip. Diffidate delle “occasioni” senza certificazioni: i controlli ci sono e le sanzioni sono salate, ma soprattutto l’etica viene prima del prezzo.

Controllate la provenienza e la salute con un veterinario aviario. Uno sguardo alle liste di conservazione IUCN aiuta a comprendere il contesto: non è burocrazia, è responsabilità verso specie che in natura affrontano perdita di habitat e traffici illegali.

Capitolo costi: per l’acquisto, l’ararauna di allevamento certificato spesso rientra in fasce più accessibili rispetto alla chloroptera. Le spese vive (alimentazione, giochi, ricambi, visite veterinarie, assicurazione della responsabilità civile) si allineano su 80–150 euro al mese, ma il vero investimento è l’allestimento iniziale della voliera e l’addestramento.

Casi concreti: dove ho visto fare la differenza

In una casa con ararauna “iperattiva”, i proprietari cambiavano continuo tipo di gioco. Ho suggerito una routine: mattina con foraging semplice, pomeriggio training breve su target e richiamo, sera legno da masticare. Risultato: grida dimezzate in due settimane, piumaggio più curato. Con la chloroptera di un altro lettore, il problema era il morso agli ospiti: abbiamo definito aree “off limits”, rinforzato la discesa dal trespolo su comando e introdotto visite graduali con una sola persona alla volta. In un mese, morsi azzerati.

Errori tipici da evitare

  • Comprare d’impulso per il colore: valutate prima spazio, tempo e convivenza condominiale.
  • Voliera piccola “in attesa di meglio”: con queste specie, il meglio è da subito.
  • Giochi fragili o per taglie inferiori: con la chloroptera durano minuti, e diventano pericolosi.
  • Assenza di routine: un grande pappagallo senza orari fissi si stressa e urla.
  • Dieta “a semi e frutta”: squilibra e apre la strada a problemi epatici.

Checklist rapida prima dell’acquisto

  • Verificate certificazioni CITES e marcatura.
  • Ascoltate la voce dell’animale nelle ore di punta: reggerà il vostro contesto?
  • Provate un incontro guidato col soggetto: risposta al target e alla vostra presenza.
  • Misurate lo spazio reale disponibile per voliera e area di volo.
  • Stimate i costi annuali, inclusi veterinario aviario e ricambi per i giochi.

Se cercate una compagna instancabile per giochi, training frequente e un carattere più “estroverso”, l’ararauna spesso calza a pennello. Se volete un rapporto profondo, strutturato e avete braccia (e arredi) all’altezza, la chloroptera ripaga con solidità e grande intelligenza operativa. In entrambi i casi, come in vasca con i ciclidi territoriali, vince chi prepara l’ambiente prima dell’arrivo dell’ospite e mantiene una routine semplice ma granitica. È lì che le differenze tra specie diventano alleate, non ostacoli.

Giorgio Arlotti

Giorgio Arlotti, da sempre appassionato di acquariologia, ha conquistato negli anni nozioni preziose sulla gestione degli acquari d'acqua dolce in casa. Racconta episodi di convivenza tra specie e offre consigli pratici ricavati da piccoli incidenti vissuti nella manutenzione degli ambienti acquatici.

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